Dalle aule severe di un liceo e del Conservatorio cagliaritano alle manifestazioni parigine, passando per Lettere e di Filosofia. Altro che Rivoluzione francese!

di Mariella Longu

I prodromi del ’68 li ho vissuti nelle più tradizionali delle scuole cagliaritane, il liceo classico Dettori e il Conservatorio di Musica. Grembiule nero, entrate e uscite differenziate, silenzio totale in classe e in corridoio, assenze giustificate dai genitori. Negli studi musicali, invece, la situazione era…peggiore! La mia grande, unica, inimitabile insegnante era Anna Paolone Zedda, personificazione del carisma e dell’autorevolezza, che faceva aprire in anticipo la scuola dal custode, quando c’erano prove di esami o saggi, per offrirci più ore di lezione, e ai cui occhi nulla poteva sfuggire. Come e che cosa contestare? Se nei licei qualche protesta spuntava, nei Conservatori era inesistente.
Entrare nell’autunno del ’68 in Facoltà di Lettere e Filosofia, avere per docenti Fubini, Fasano, Manacorda, Limentani, Granese, è stata per me una rivoluzione superiore a quella francese del 1789.
Passare dal grembiule nero all’eskimo, ai capelli lunghi e alle gonne corte, è stato come perdere il tetto della casa e sentire entrare l’uragano. E un uragano è stato andare a studiare a Parigi, nel 71, occupare Les Halles per protesta contro il progetto del Centre Pompidou e poi della Tour Montparnasse. Com’ero entusiasta, ero convinta che distribuendo Lutte Ouvrière avrei contribuito a cambiare il mondo.
In quegli anni, tra Conservatorio e Università, credo davvero di aver avuto uno sdoppiamento di personalità che forse mi porto ancora dentro. Chissà! Anche la mia famiglia multireligiosa e multietnica (mia madre è greca, e nel ‘67 vivemmo la dittatura dei colonnelli con preoccupazione, angoscia, paura), si ritrovò davanti una figlia divisa in due, e capisco ora con quanta fatica i miei abbiano abbandonato la tradizionale figura genitoriale di querce solide, frondose, riparo immobile della prole, per diventare piante con radici aeree, in grado di spostarsi e seguire questa figlia vagante, intellettualmente nomade, cittadina del mondo, e abbarbicata come un’ostrica allo scoglio del pianoforte, uno degli strumenti più statuari e meno trasportabili che esistano. Ma con tutto questo, o forse grazie a tutto questo, ho imparato a lottare, a difendere il più debole e il diverso, a
vivere. Per molti è stato un fallimento. Per me una nascita.

MAI 68 Atelier populaire, Montpellier “LA BEAUTÉ EST DANS LA RUE”

Scopri gli altri contenuti

SCRIVICI

Vuoi rimanere sempre aggiornato sulle attività proposte dall'EXMA? Scrivici, ti risponderemo appena possibile ;)

Start typing and press Enter to search